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Se un piatto fosse Amarcord, come sarebbe?

Quattro grandi chef italiani e francesi hanno realizzato la cena più Felliniana che ci sia. Location onirica al fiabesco Château de Bagnols, vicino a Lione. E ricette? Stellari!

Potrebbe sembrare il gioco del «Se fosse». Se fosse un piatto,Amarcord che sarebbe? In realtà anche se si è trattato di un evento giocoso per creatività e piacevolezza, è stata una sfida, complessa per quanto piacevole, quella in cui si sono cimentati i quattro chef che hanno realizzato il menu Ricordando…La dolce vita per una cena da sogno dedicata a Federico Fellini. E la serata non poteva svolgersi in un luogo più fiabesco. 

Perché così appare, già a un primo sguardo, Château de Bagnols, lo storico castello poco distante da Lione, che ha accolto la serata dedicata al regista e al suo universo onirico: un edificio solido e imperioso, addolcito da ordinati giardini alla francese e, tutt'intorno, circondato dai generosi vigneti del Beaujolais. Un castello che evoca una fiaba o una storia degna di un incipit come «Le donne, i cavallier, l'arme, gli amori»: antichissimo (risale al XII secolo), provvisto di basse e solide torri difensive, un ponte per superare i fossati dove un tempo scorreva l'acqua (adesso tappezzati di prato) e feritoie tagliate nelle mura spesse. 
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Ma Château de Bagnols, considerato tra i principali monumenti storici di Francia e ora trasformato in un lussuoso hotel a cinque stelle dov'è piacevolissimo soggiornare, diventa ancora più magico dopo che si è varcato il portone e, attraversata la corte delle guardie, si rimane incantati ad ammirare il grande salone dominato da un gigantesco camino gotico (uno dei più grandi d'Europa) per poi prendere possesso, come antichi castellani, di una delle sontuose camere con letti a baldacchino, tra pareti e soffitti a volta affrescati, arredi d'epoca, varchi e porticine segrete provviste di chiavistello che inducono a pensare che, da un momento all'altro, potrebbero materializzarsi guardie e servitori da ogni angolo. E magari anche un fantasma. Difficile davvero trovare una cornice migliore della corte delle guardie  per ospitare una cena dedicata al grande regista. 

Ed ecco il menu felliniano ideale, dedicato ai suoi film più celebri, ideato da quattro chef, due italiani e due francesi, nell'ambito di  «Rendez-vous sur les sommets. A tavola con le Stelle», ricorrente scambio enogastronomico e culturale tra l'IItalia e la Francia, in particolare con Lyone e la terra del Beaujolais. 

Si comincia con Otto e 1/2: carciofi sotto un velo croccante, lumache prezzemolate ed espressione di champignons, una sorta di cestino fiorito opera del «padrone di casa» Jean-Alexandre Quaratta, giovane chef dello Château de Bagnols che ha studiato con Paul Bocuse, i cui piatti creativi, tecnicamente impeccabili, sono influenzati dalla sua cultura culinaria creola.

Si prosegue con Amarcord: cappelletti al vapore, ripieni di triglia, sale dolce di Cervia, erbe fresche della riviera romagnola,  proposto da Claudio Di Bernardo, abruzzese ma romagnolo d'adozione, chef del Grand Hôtel Rimini, luogo particolarmente amato dal regista. A seguire, I vitelloni, vitello marinato alla birra con pisellini, creazione di Enrico Croatti, romagnolo come Fellini, chef stellato del ristorantet Dolomieu dello Chalet Dolce Vita a Madonna di Campiglio, nel cui ricco bagaglio professionale vanta anche lui un'esperienza a Lione da Paul Bocuse. Per concludere, una pavlova meringata alle fragole di Thurins preparata dallo chef stellato Davy Tissotassieme al pasticcere Joannic Taton, entrambi del ristorante Les Terrasses de Lyon de l'Hôtel de la Villa Florentine.